Era giugno del 2006 quando andai a scuola per consegnare il plico per i lavori da esporre alla mostra di fine anno. Ero l’unico ragazzo del primo anno a parteciparvi: di solito la mostra era solo per quelli degli ultimi tre anni ma io fui scelto per l’eccelso lavoro svolto. Ero felice ma nessuno lo era per me, eccetto Italia, la mia amica.  Le lezioni erano finite, in realtà mancavano due settimane ma le ultime le marinavamo sempre. Era l’unica cosa in cui la classe era compatta e coesa. 

Tornando a casa mi fermai a comprare due sfogliatelle frolle a mia madre, quelle del Vico Ferrovia e mi incamminai poi verso la stazione di Napoli Centrale.  

Bisognava aspettare: il mio treno partiva dopo un bel po’. Decisi di leggere il giornale gratuito Leggo che la mattina avevo preso dal ragazzo che li distribuiva in stazione. C’era una mini lotta per accaparrarsi quel giornale la mattina che dopo poche ore  veniva quasi distrutto in aula per l’ultima pagina che conteneva l’oroscopo: era forse l’unica pagina che meritava di essere letta.

La stazione non era quella che si presenta oggi: non c’erano né Feltrinelli, né Mc Donald’s e né  tutti quei bei negozi che ora rendono la stazione un posto perlopiù vivibile. Era un luogo di puro passaggio, degradato sotto ogni punto di vista: non era né luminosa, né  tanto meno  ariosa. Il pavimento era in gomma nera, utile solo per nascondere lo sporco.

 L’unica cosa che potevo usare quel giorno per ingannare l’attesa era quel giornale e decisi di leggerlo sulle panchine di fronte al tabellone in attesa del binario.

Alternavo lo sguardo tra le pagine di quell’inutile giornale e il vecchio tabellone fin quando notai dinanzi a me un signore sui 30 anni che mi guardava fisso. Pensai che forse il suo sguardo era perso nel vuoto ma mi dovetti ricredere. Notai che non solo mi fissava, ma si toccava e mi sorrideva con fare malizioso. Diedi poco peso alla cosa pensando che forse era tutto frutto della mia immaginazione e che il signore stava beatamente nei suoi pensieri nel letto con sua moglie.

Uscì il numero, binario 7. Mi avviai verso il treno che era appena arrivato e mi sedetti. Il treno era vuoto ma  passarono solo pochi secondi che scorsi nel vano d’ingresso il signore di prima che iniziò di nuovo a palparsi ma questa volta con più foga. Rimasi pietrificato e feci finta di nulla. Alzai lo sguardo e tirai un sospiro di sollievo nel vedere che non c’era più. Passarono pochi minuti  che per me equivalsero ad ore. Sentii dei passi provenire alle mie spalle ed ero contento che qualcuno finalmente fosse arrivato. Mi girai e mi trovai di fronte di nuovo lui con l’arnese di fuori che mi accennava con la testa di farmi avanti, nel toccarlo. Per fortuna salì qualcuno che si sedette più dietro. Mise subito l’affare dentro ai pantaloni della tuta e si sedette di fronte a due sediolini più in là. Ero fisso sul giornale ma dal riflesso del finestrino vedevo che si stava segando. Ben presto il treno si riempì e scese.

Con lui scesero anche le mie lacrime. Non ero stato in grado di reagire, di dire no, di far capire a quell’uomo che non cercavo nulla di tutto quello che lui poteva offrirmi. 

Il treno si riempì sempre di più e a me non andava di dare spiegazione del mio pianto. Salii sopra e c’era solo una ragazza che ascoltava musica con le cuffie. Mi sedetti alle sue spalle. Il treno partì e di fronte a me, sul lato opposto, si sedette un ragazzo sui 23 anni. Iniziai a pensare ad uno scherzo, ad una candy camera  perchè anche lui si iniziò a palpare. Non mi era mai successo e ora succedeva due volte di seguito. Questa volta lo guardai in faccia per capire le sue intenzioni: non ci pensò due volte ad abbassarsi la zip. Si fece avanti con il corpo e si sporse per accettarsi che la ragazza avesse ancora le cuffie. Mi disse “allora?” e io un po’ arrabbiato e stizzito gli risposi con un forte e chiaro “che?”. Con tutta la nonchalance mi disse “Se non vuoi posso masturbarmi mentre mi guardi?”. Rimasi spiazzato, non seppi decidere se era più folle il primo o il deficiente (seppur carino col senno di poi) che mi trovavo davanti.  Mi alzai e mi sedetti giù. 

Mi siedo tuttora lì, all’ultima fila di sedili: vicino alle porte che comunicano con l’altra carrozza. È il posto più brutto e claustrofobico del treno ma li almeno mi sento sicuro.  

Oggi è ricapitato.

Ero nei bagni della facoltà, ero appena arrivato. Mi stavo lavando le mani e aggiustando i capelli. Il rumore di uno sciacquone non lo sentivo da molto, quasi nessuno lo usa in quei bagni. Si avvicina ai lavabi  e con tutta sfrontatezza mi guarda attraverso lo specchio. Mi giro e gli dico “cosa c’è?” e lui prima si tocca aggiustandosi, poi mi sorride e mi dice “Nulla di che! A te?” e ancora mi sorride. Gli dico “bene” e me ne vado in aula. Ormai sono una routine pressoché settimanale e quasi mi stufa raccontarlo: molti rimangono giustamente increduli. 

Fin qui tutto “normale” : persone adulte che cercano con modi poco leganti dell’effimero sesso.  Il problema sta nell’oltrepassare il limite della decenza e stasera questo limite è stato oltrepassato.

Ero in treno con il mio ragazzo e la nostra amica nel posto di sempre. Le porte erano bloccate e “fortuna” vuole  che di fronte a me ma sull’altra carrozza ci sia un ragazzo che inizia a guardare e  a toccarsi, senza farsi alcun scrupolo che la mia mano fosse già impegnata nello stringere quella della persona che amo.

Frammenti.18

Sono appena uscito dalla metropolitana e sono triste. Il tempo é anche lui cupo, lo é sempre. Ha piovuto e il traffico é impazzito. Mi piace il caos, mi piace abitare qui.
A Napoli abbiamo più infrastrutture ma il servizio é pessimo. Qui, invece, con solo tre linee riescono a fare un servizio passeggeri-tristi decente. Si, passeggeri tristi. I viaggi in metropolitana qui mi annoiano, non accade nulla. Nella mia città muoversi é un’avventura, un gioco di squadre.
No, non mi manca Napoli ma alcune particolarità rendevano le giornate diverse.

Oggi dovevamo andare sul lago di Garda, me lo aveva promesso due settimane fa. Ha una riunione con il capo ed é urgente. un’oretta e ritorna. La riunione si tiene in un’agenzia immobiliare. Un giorno capirò perché la TNT é così disorganizzata.
Forse dovrà partire per tre mesi per non so dove. Questo mi fa paura perché se dovrebbe accadere lui già sa che per me non esisterà più Milano, lui compreso!

photoandminded

Se volete credermi, bene. Ora dirò come è fatta Ottavia, città - ragnatela. C’è un precipizio in mezzo a due montagne scoscese: la città è sul vuoto, legata alle due creste con funi e catene e passerelle. Si cammina sulle traversine di legno, attenti a non mettere il piede negli intervalli, o…